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Come scegliere i buoni propositi perfetti per il 2020 (e realizzarli)

Ogni capodanno, di regola, stilo una lunga lista di buoni propositi per l’anno nuovo. Di norma, non ne porto a termine nemmeno uno.

Questa volta, prima di mettermi a elencare voti che non rispetterò, voglio cercare di capire come mai succeda sempre così, e cercare di dare una scossa alla situazione.

I buoni propositi per il 2020 saranno pochi ma buoni

Inutile fare liste di 40 punti, sono troppi e, passata l’euforia dei nuovi inizi, è abbastanza ovvio che finiranno nella spazzatura.
Comincerò con il solito lungo elenco, già lo so, perché scegliere può essere difficile. Scremare, però, è un’altra di quelle cose che mi vengono bene.

Quest’anno, i miei buoni propositi saranno davvero miei

C’è qualche voce che ogni anno metto in lista, quasi come fossi obbligata, pur sapendo che in realtà non me ne importa poi tanto.

Per esempio “iscrivermi in palestra“: se sono onesta con me stessa, so già che tapis roulant e cyclette non fanno per me.
Faccio la tessera, spendo dei soldi, mi obbligo ad andare un mese se va bene, e poi mi maledico per aver speso soldi inutilmente. È un loop infinito. Io so benissimo che l’attività fisica non fa per me, anche se ammetterlo mi pesa.
Meglio ripropormi di passeggiare con più costanza (un passatempo che già riempie di frequente i nostri week end).

Altro esempio è la sempiterna dieta, che inserisco nella lista dei buoni propositi solo perché “si fa”.
A dirla tutta, a me della dieta frega proprio nulla; già so di mangiare abbastanza sano e sono discretamente soddisfatta, ci sono giusto quei due/tre chili che prendo e perdo a mesi alterni, quindi quest’anno non le dedicherò nemmeno il tempo perso per scriverla – anche per evitare che mi faccia sentire inutilmente in colpa nei momenti in cui mi sento già giù, di mio.

Mi prenderò del tempo per guardarmi dentro e capire cosa è davvero importante cercare di migliorare per diventare un po’ più simile alla persona che voglio essere.

I buoni propositi per il duemilaventi avranno dei check point, come nei migliori piani di marketing.

Se ne staranno appollaiati sul frigo, tra mille calamite, disegni e polaroid, scritti su un pezzo di carta volante con la mia calligrafia da medico ubriaco a ricordarmi che esistono, tipo memento mori ma senza la parte macabra.
E segnerò già in agenda di controllare a che punto stiamo, ogni tanto. Tipo ogni tre mesi. E tipo, adesso che ci penso, se stiamo a buon punto potrei anche concedermi una piccola ricompensa. Me la meriterei, non trovate? Mica chissachè: un paio di scarpe, un braccialettino. Sì, questa cosa dei premi mi ha già conquistato.

Condividerò i miei buoni propositi con altri, solo per sentire il peso di non deluderli

Ok, riconosco sia un suggerimento un po’ borderline e assolutamente contrario a quello che i buoni propositi dovrebbero rappresentare.

Ma come si dice: a mali estremi, estremi rimedi.

Cercherò di trasformare le mie abitudini quotidiane, fino a che questi buoni propositi diventeranno comportamenti naturali

Ok, questa è complessa (o l’ho detta male io).
In sostanza: c’è qualcuno, da qualche parte nell’etere, che sostiene come modificare le piccole abitudini quotidiane sia il modo migliore per cambiare definitivamente il proprio stile di vita – e raggiungere quindi gli obiettivi prefissati.
L’ho letto da qualche parte, o forse l’ho sentito nello show di Marie Kondo su Netflix.

(NdR: Sì, sì, anche io sono fissata con le fonti, il fact checking e cose varie. Ma qui parliamo di buoni propositi del peso di truccarsi ogni giorno, e questi consigli non hanno alcuna pretesa dogmatica e/o scientifica. Quindi, se vi va, prendete per buona la mia fumosa memoria; in alternativa potete sempre googlare, cercare sui libri o rimanere dell’idea che sia fuffa.
L’importante è che non lo facciate con le notizie vere, di prendere tutto per buono a scatola chiusa. Ma via, so che non lo fareste mai ❤ ).

Partendo da questo solido presupposto già messo in discussione da me medesima, vi invito a declinare ciascuno dei vostri propositi , soprattutto quelli più astratti, in semplici azioni da mettere in pratica ogni giorno.
Pure senza basi scientifiche a supporto, vi confermo per esperienza empirica che con me funziona.

Quindi, per tornare al nostro benedetto mascara: nel caso in cui il buon proposito sia “amarmi di più“, quello del make up quotidiano sarebbe un esempio da 10 e lode.

 

Ci aggiorniamo a dicembre 2020, per capire se tutto ‘sto lavoro introspettivo di analisi sia servito a qualcosa oppure, di nuovo, i buoni propositi siano finiti in pattumiera, nel bidone della carta che da me ritirano di martedì.

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