Lettera d’amore al miglior marito possibile, per me.

Dal mio ex-blog fu Pannolini&Decollètè.

Lo so che non è un post il modo giusto per dire grazie, ma è un modo come un altro per raccontare quanto tu sia speciale per me. Tra i tanti ho scelto te: scelta arguta la mia. Eppure all’inizio mica lo sapevo. Sono andata a naso, e per una volta l’istinto ha detto giusto.

‘Ché all’inizio non ci avrei messo due lire, che fossi così sensibile. Eravamo ragazzini (tu più di me) e si facevano anche le scemate da ragazzini, però ci si è voluti bene fin da subito.

E tu mi sussurravi un po’ scioccato di quel tuo amico che la ragazza, dice, non la sopporta. E poi dicevi, “ma se non la sopporta che ci sta insieme a fare? Dovresti volere stare sempre con lei, mica scappare di nascosto”. E pure a diciotto anni lo capisci che un commento così dice un po’ di come sei.

Poi insieme siamo cresciuti, e abbiamo imparato a capirci con lo sguardo; ora basta una parola, e ci siamo già letti dentro. Ma lo stesso parliamo, parliamo sempre. ‘Ché se passa un quarto d’ora senza raccontarci, già inizi a preoccuparti. E poi mi chiedi sempre il mio parere,  e, sorpresa, lo ascolti pure; ci tieni, al mio pensiero.

Abbiamo preso casa senza mai stancarci dei difetti, che pure ne abbiamo tanti, tutti e due; sono stata preda dell’ansia e dello stress, sono diventata piccola di fronte a questi due giganti, e tu mi hai dato uno scudo in una spalla, dove piangere tranquilla stretta forte in un abbraccio; ci volevi tu, lo sai, e mi cullavi fino a che volevo io.

E poi il giorno del parto li vedevo quei tuoi occhi spaventati, che mi urlavano in silenzio l’aiuto che avresti voluto darmi, ma non sapevi come. E io, tornati a casa, ho capito ancora meglio perché ci siamo presi. E nel cuore mi dicevo che ti amavo come mai, e che di meglio non so se avrei trovato in mille altre vite.

Perché non perdi mai l’occasione per dirmi che ti piaccio di più al mattino appena sveglia, e quando puoi mi porti anche il caffè.
Perché ti arrabbi se per gioco non ti dico che ti amo, e tu invece me lo ripeti sempre prima di separarci, nella realtà come nel sogno.
Perché ti ho detto ridendo che voglio aprire un blog, e tu ogni giorno mi chiedi come va, il mio progetto strampalato.
E perché parliamo. Parliamo tanto, parliamo sempre, e senza i nostri discorsi io non ci potrei più stare. E non diamo per scontato che dobbiamo andare d’accordo: discutiamo della vita e di pettegolezzi, parliamo di lavoro e dei nostri grandi amori. Ma parliamo.

Poi magari un giorno ci faremo travolgere anche noi da questa vita strana, che di scontato al mondo ci sono solo i saldi.

Ma intanto, semplicemente, grazie.

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