Maternità. Un racconto patchwork con le canzoni degli 883

Dal mio ex-blog Pannolini&Decollètè. Una delle tante lettere a mio figlio.

C’era una volta una ragazza nata negli anni ’80. Questa storia riguarda ognuno di noi. Racconta di un Viaggio Al Centro del Mondo, che prende il via da due lineette rosa e un pensiero: Lo sapevo che sarebbe finita così: siamo teste di cazzo noi!

Nove mesi di preparazioni, di assalti al bancomat (con un deca non si può andar via, non ci basta neanche in farmacia) e di poesie ormonali durante le quali potrei stare ore e ore qui ad accarezzare questo pancione, fanno da preludio all’inizio del mio nuovo sentiero.

Per me, mamma appena nata, è sufficiente incrociare il tuo sguardo da scimmietta, che con occhi nuovi osservi il mondo, per pensare Eccoti. Come un uragano di vita, sei qui, non so come tu sia riuscita a prendermi e dal mio sonno scuotermi per riattivarmi il cuore.

Torno a casa e devo essere abbastanza forte da sostenere il papà – “Sopravviverai (però sarò stanco) anche questa volta (altra notte in bianco)”.
Io, invece, l’energia la trovo perché ti sento vivere, in tutto quello che faccio e non faccio ci sei, mi sembra che tu sia qui sempre.
E in effetti stiamo sempre insieme, anche quando ti porto da amici e parenti. E mi scappa un sorriso perché tu parli e tutti ascoltano, ridi e tutti ridono: è una gara a chi ti asseconda di più.

Stai diventando grande, e non so come spiegartelo che io di risposte non ne ho  mai avute mai ne avrò, di domande ne ho quante ne vuoi.
Stai pur certo, però, che con ogni mostro che affronterai, da solo non sarai mai, mi han mandato apposta per sconfiggerlo. Anche contro il Grande Incubo di questo mondo dove se non ti vendo mi venderai tu per 100 lire o poco più.

Ogni giorno penso a come è bello il mondo insieme a te.
Mi sembra impossibile che tutto ciò che vedo c’è da sempre, solo che io non sapevo come fare per guardare ciò che tu mi fai vedere.

Passerà ancora qualche anno, e mentre busserai alle porte del mondo adulto capirò un po’ meglio i miei genitori – e io che mi lamentavo con uno sbuffo che “torni a casa alle sei s’inkazza, come un ninja fai le scale, s’inkazza, entri con passo felpato ma poi s’inkazza”!

Dopo la scuola, lo capisco, vorrai fare le tue esperienze e scoprire il mondo. Mentre piangerò tu mi consolerai, assicurandomi che “torno subito, resto ancora un attimo. Devo dare un’ altra occhiata al mondo poi tornerò”. E anche così continuerà il mio viaggio, con le tante cose (che) io non vedrò, ma tu me le racconterai.

 Lungo il tuo Strano percorso, arriverà il momento in cui incontrerai la tua regina del Celebrità, quella che ti farà pensare “sei arrivata tu, non so chi l’ha deciso, m’hai preso sempre più”. E allora, mi conosco, la nostalgia avrà il sopravvento; che poi, non ci crederai, ma è un battito, vent’anni son volati via in un attimo.
Mi troverò a sfogliare vecchi album chiedendomi chi le ha inventate le fotografie? Chi mi ha convinto a portar qui le mie? Che poi lo sappiamo, scattan le paranoie.

Arriverà il momento, per te, di dare vita ad una famiglia tutta tua.
Per farlo dovrai allontanarti dalla mia ala, andare via di casa. Come affrontare tutto questo? Ore spese a guardare gli ultimi attimi in cui tu eri qui con me, sapendo che me la caverò, proprio come ho sempre fatto, con le gambe ammortizzando il botto.

E con gli occhi mi dirai che tu ci sei, che anche quand’è dura non te ne vai, che anche coi denti combatterai, sempre accanto a me non mi abbandonerai.

Arriverà il tuo turno, di cominciare un nuovo ciclo da zero.
Ai miei nipoti mi divertirò a raccontare degli anni d’oro del grande Real, gli anni di Happy days e di Ralph Malph, gli anni delle immense compagnie, gli anni in motorino sempre in due, gli anni di che belli erano i film, gli anni dei Roy Rogers come jeans, gli anni di qualsiasi cosa fai, gli anni del tranquillo siam qui noi.

 

 

Per ogni giorno, ogni istante, ogni attimo che sto vivendo grazie mille.

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